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Un
po' di storia

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"...
Nel 1400 Tristano Chiaramonte, conte di Copertino, fortificò i
centri abitati di Veglie e Leverano, munendoli di torre e artiglieria. Ciò nonostante i
due centri vennero occupati nel 1435, durante la guerra contro Giovanna II, da Giovanni
Orsini del Balzo insieme alle terre vicine ..."
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"Nel 1484 resistette
contro l'assalto dei Veneziani, quando questi occuparono Gallipoli ed i territori
limitrofi. Nel 1528 riuscì a resistere anche ai Francesi, comandati dal Lautrec ed ai
soldati di Carlo V. ..." |

Folclore
La vita collettiva s'incentra in alcuni pellegrinaggi legati a località famose e a
episodi storici più o meno leggendari.
Molte manifestazioni sono legate al sentimento religioso, spesso mescolato a forme di
superstizione o legato a tradizioni precristiane come il culto preistorico delle
pietrefitte (sannà in dialetto) su cui si inserì il culto
cristiano.
Anche i Vescovi bizantini, rinunciando a ogni forma di repressione, inutile per la
costanza con cui i contadini continuavano a praticare il loro culto, fecero scolpire croci
sugli antichi menhir.
I falò accesi in tutta la zona (il più caratteristico è quello di Novoli presso
Lecce) sono un chiaro richiamo al culto del fuoco.
Origini medievali ha il fenomeno storico-religioso del tarantismo
con tutto il complesso rituale di musica, danza sfrenata e di colori che accompagna la
guarigione .
Molte manifestazioni popolari o tradizioni sopravvissute mettono in luce
antichi legami con il mondo orientale: la posa della prima pietra di una casa
dovrebbe avvenire in concomitanza con la proiezione su di essa dell'ombra di un passante,
in ricordo della tradizione bizantina che voleva una casa solida solo se nelle fondamenta
ci fosse stata una vittima umana.
Sopravvivono ancora forme di festeggiamenti e drammatizzazioni popolari di origine
profana e religiosa ("lu carniali e la quaremma" in occasione del carnevale,
riti e processioni della settimana santa, feste e sagre).
Quanto all'arte popolare, la ceramica ha un ruolo di primaria importanza nella
cosiddetta arte figulina, con origini che si perdono nella notte
dei tempi. Espressioni tipiche dei ceramisti locali sono i prodotti legati ai bisogni
della vita agricola e paesana: "la quartara", anfora
per acqua, e il "trùfulù", fiasco di creta per il
vino, scodelle, cucchiai e forchette in legno, lavorati con simboli religiosi o
etnici e motivi geometrici.
Notevoli sono anche i merletti a mano o al tombolo; caratteristico, infine, l'intreccio
di canne e giunchi per ottenere panieri e canestri tipici: "lu
panaru" e "la caniscia".
Gastronomia
L'alimentazione popolare gravita soprattutto sui farinacei: pane e pasta.
Quest'ultima è presente in diverse varietà a preparazione casalinga (lasagne,
orecchiette, pizzicarieddi, gnocchetti, ecc.), cui corrispondono innumerevoli tipi
di condimento dai più semplici (salsa di pomodoro, cime di rapa) ai più ricchi (ragù di
carne o di pesce, in timballo con ripieno di uova, polpette, carciofi, cozze, formaggio).
Più che le carni bovine trovano largo impiego le carni suine
(ventresca, capocollo, salsicce e sanguinacci) e soprattutto ovine. Rinomato per la
bontà è l'agnellino lattante, cotto alla brace a piccoli tranci o preparato nei modi
più elaborati (al sugo, in umido con le patate, a gnemarieddi, ossia gomitolini di
interiora avvolte nelle budelline).
 La vicinanza
del mare, popolato da molte varietà ittiche, offre abbondanza di ottimo pesce, crostacei
e frutti di mare, consumati nei modi più svariati.
Tra le pietanze locali sono caratteristiche i panzerotti e le tielle
("pizzi"), di derivazione spagnola, le pizze e le focacce rustiche, gli ortaggi
scottati alla brace. Da ricordare ancora il "lampascione", cipollina selvatica
primaverile, dal sapore leggermente amarognolo preparata in agrodolce o in umido
("paru-paru").
La produzione casearia è a base di latte di pecora (ricotta, formaggio-ricotta,
marzotica, pecorino fresco e stagionato), cui si affianca la casearia vaccina di più
recente introduzione. 
 Tra
i dolci le zeppole, i taralli e le castagnedde, i mostaccioli, il torrone di mandorle
("cupeta") di antica trazione saracena e spagnola.
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